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31 maggio 2014

Caro Vittorio..

CaroVittorio,

stasera son rientrato presto dal lavoro. Mentre scendevo per Marotta ho notato la macchina di tua madre ferma lungo la strada e mi sei venuto in mente. In questi giorni, lo sai bene, si fa un gran parlare di te; a distanza di più di un anno, gli inquirenti faticano a delineare i contorni di ciò che accadde la sera di quel primo novembre del 2012. Sembrerà strano, eppure è così: il paese nel quale sei cresciuto non si decide ad abbandonare logiche vecchie e stantie che lo fanno assomigliare tanto ad una comunità omertosa della Sicilia degli anni‘60.   

Chissà se tutto ciò a te interessa. Ora sei in una dimensione dove le logiche terrene contano ben poco, anzi contano un bel niente; dove l’amore vince su ogni istinto di rivalsa e cancella ogni sentimento negativo perché carica su di sé il dolore di tutti; un sentimento che va al di là di ogni tipo di giustizia terrena, perché in essa vive Chi è stato capace dell’estremo sacrificio pur di testimoniare l’amore al prossimo.

Eppure noi siamo ancora qui, dove il dolore ti piega, ti spezza in due, ti offusca la mente, ti tormenta. Non credo sia facile comprendere la sofferenza di tua madre, di tuo padre e di tua sorella: solo chi vive la perdita di un figlio o di un fratello sa davvero cosa significhi. Al contempo, però, ti dico che comprendo anche la sofferenza interiore di coloro che oggi si trovano sul “versante opposto”, delle loro famiglie, e sono certo che anche questo dolore meriti un assoluto rispetto. Mi auguro sinceramente che abbiano il sostegno necessario ad andare avanti, e sono certo che, ora che sei dinanzi all’Amore assoluto, tu condivida lo stesso sentimento.  

Caro Vittorio, probabilmente per te è irrilevante, ma ciò che è accaduto in questi ultimi giorni non è degno di una comunità civile. E per questo ti chiedo scusa, arrogandomi il diritto di farlo a nome dell’intera comunità.

Scusa se la verità che ti riguarda, dopo 14 lunghissimi mesi, ancora non emerge con chiarezza; scusa se questo paese, il tuo paese, si è rivelato meschinamente reticente, quasi come se la tua morte gli fosse indifferente; scusa se tale omertà proviene, incredibilmente, da giovani che dovrebbero, invece, distinguersi per l’attaccamento alla verità. Scusa, caro Vittorio, se la tua foto è tornata sui giornali accanto ad articoli che riportano le continue ammonizioni dei magistrati, increduli e scandalizzati dalle ritrosie e dalle contraddizioni di alcuni dei testimoni.

E scusa se tutto ciò non ha provocato una generale sollevazione; se persino alcuni genitori, a quanto pare, hanno preferito consigliare ai propri figli di tacere, invece di dire ciò che videro. Purtroppo le poche “reazioni”sono circoscritte al coraggio dei tuoi veri amici che non si rassegnano all'atteggiamento di chi ha scelto di balbettare il falso o di biascicare mezze verità.

Quando ci si trova dinanzi al dolore contrapposto di due famiglie, non resta che affidarsi alla verità. E’ la verità che ci dà dignità; è la verità che ci rende persone civili; è la verità che ci consente di camminare a testa alta; che dà a tutti, nel tempo, la possibilità del perdono; che assicura la realizzazione della giustizia terrena di cui hanno diritto coloro che hanno subìto un torto. Non sta forse scritto “Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”? E allora mi auguro che chi sa comprenda e si decida a raccontare i fatti così come sono andati, a dire la verità, qualunque essa sia.

Caro Vittorio, non avevamo grosse frequentazioni, anche se ci incrociavamo molto spesso. L'ultima volta che abbiamo parlato è stato quando ho dato una mano a te e ai tuoi amici ad organizzare le vostre vacanze. Prima o poi dovremo rincontrarci; sono certo che ti troverò con quello stesso sorriso che avevi in quella occasione, frutto dell’entusiasmo per la prossima partenza. Dinanzi a Lui, tutto il male che adesso viviamo non avrà più senso; dinanzi alla Sua comprensione e al suo amore ogni sentimento negativo non avrà ragion di esistere.

Io credo e spero in quella pace. Prima o poi. Per tutti.

A Dio.




permalink | inviato da sandrofeola il 31/5/2014 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 maggio 2014

Caro agente di polizia..

Caro agente di Polizia, ora che ti trovi difronte i cosiddetti tifosi con tanto di maschere, spranghe, pistole, bombe carta e molotov, mi raccomando prima di agire aspetta che siano loro per primi a scaraventarti qualcosa contro, pregando il buon Dio che non si tratti di una revolverata; e sì perché solo così, quando sarai chiamato a rendere conto dinanzi ad un Magistrato, potrai invocare la legittima difesa. Certo, sempre che nel frattempo tu non sia finito all'obitorio. 

E nella concitazione, mentre ti arrivano in testa sprangate, sassi e sampietrini di ogni misura, mi raccomando dosa e conta bene i colpi che tenterai di opporre a tutti questi bravi giovani, quasi sempre figli di papà che non hanno un emerito cazzo da fare e combattono la noia combattendo chi, come te, si guadagna da vivere rischiando la vita per 1250 euro al mese.

Attento caro agente di Polizia, viviamo in un Paese strano, piuttosto singolare: il diritto è solo abuso del diritto, il dovere è sempre degli altri e mai il proprio, il rispetto va solo preteso ma mai dato, e il pregiudizio domina su ogni forma di onestà intellettuale. Attento, caro agente di Polizia, anche se hai una pistola puntata contro, pensaci prima di reagire, ci sono "poteri" dello stato che potrebbero toglierti qualcosa che per la stragrande maggioranza di quelli come te è più preziosa della vita: la dignità.


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permalink | inviato da sandrofeola il 3/5/2014 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 marzo 2014

Perché il Governo ombra imbarazza Forza Italia

Senza avere la presunzione della verità, penso che il Governo ombra costituisca il tentativo generoso, e spero non disperato, di un politico intelligente come Rotondi di affermare la politica, nel senso nobile del termine, nel contesto attuale di Forza Italia.  

Pur forte di un consenso diffuso che viene dal carisma del suo fondatore, la creatura politica del Cavaliere paga oggi gli effetti della scelta di non essere un partito strutturato secondo l’idea delineata dai Padri costituenti nella nostra Carta fondamentale. Ne è scaturita una sostanziale inidoneità di FI a selezionare la classe dirigente, una incapacità a radicarsi sul territorio  e a creare occasioni utili al confronto e alla discussione; un soggetto politico dedito più ad elaborare strategie di comunicazione e ad organizzare casting, che a vivere appieno le dinamiche politiche ed istituzionali che ad esso competono in quanto forza di opposizione. Può un partito che da venti anni raccoglie milioni di consensi rassegnarsi a tutto questo? Può assistere inerte alla collocazione ai suoi vertici di persone certamente stimabili ma sostanzialmente estranee alla politica e al partito?

Mi piace pensare che lo shadow cabinet (è nato in Gran Bretagna) di Rotondi costituisca il tentativo di ricondurre Forza Italia lungo il sentiero percorso in passato dai grandi partiti come la Dc e il Pci, e oggi dai partiti europei che si rifanno alla tradizione popolare e al socialismo democratico; che sia lo sforzo di convincere gli azzurri che occorre scommettere sulla democrazia interna, sul confronto,per quanto serrato possa essere; e che affermi l’esigenza di prepararsi adeguatamente a guidare il Paese,spiegando agli elettori idee e proposte per un’Italia migliore.

Il governo ombra va in questa direzione. Rotondi, politico intelligente, ma consapevole del contesto nel quale opera, lo ha proposto con il garbo e l’ironia che lo caratterizzano, senza rinunciare, però, a dire la sua senza infingimenti, correndo anche il rischio di urtare Berlusconi. Troppi e interessati “yes man”, tutti più realisti del re, hanno tentato di archiviare l’iniziativa come folcloristica. Sarà stato per l’imbarazzo del nulla che li caratterizza, nonostante un non partito li abbia improvvisati politici di primo piano solo perché, stando a quanto dice qualcuno, “funzionano in tv”. 

15 novembre 2013

Se quella telefonata l'avesse fatta Berlusconi

Pensate un po’ se quella telefonata l’avesse fatta Berlusconi e non Vendola, se a ridere di un contesto che vedeva  un giornalista chiedere conto dei decessi per tumore verificatisi a Taranto, presumibilmente attribuibili all’Ilva, fosse stato il Cavaliere e non un esponente della sinistra italiana. A quest’ora avremmo avuto già la reazione di tutte le massime cariche istituzionali, di tutte le associazioni impegnate nella ricerca contro il cancro; avremmo dovuto assistere, anche in questo caso, alla puntuale reazione scandalizzata del Presidente della Regione Puglia, pronto ad andare a reti unificate per stracciarsi le vesti, anche in questo caso come neanche Caifa seppe fare. 

I benpensanti del centrosinistra, non fiatano; gli onesti a prescindere, gli unici giusti del Paese, se ne stanno in silenzio. Sì, qualche "cinguettio" qua e là sulla rete per rilevare l'incoerenza del leader di Sel, irritato per la pubblicazione di un'intercettazione (sic!), ma di sostanzioso assolutamente nulla. Perché? Semplicemente perché i moralisti di sinistra sono come i cattivi preti: predicano bene e razzolano male.


13 novembre 2013

Nassirya, i partiti e il fallimento del Movimento cinque stelle

L’ultima sortita di uno dei parlamentari del Movimento cinque stelle è passata sottotraccia. Sì, alcuni quotidiani ne hanno parlato, alcuni siti web anche, ma la grande stampa non ha voluto dare il giusto risalto ad una dichiarazione che, se fosse stata resa da un deputato o da un senatore del Pdl, avrebbe visto un generalizzato stracciarsi le vesti che avrebbe fatto impallidire persino Caifa.

Al di là dei sondaggi che ancora danno ragione ai populismi di Grillo, le dichiarazioni dei parlamentari ‘penta stellati’ segnano in maniera incontrovertibile il fallimento di un Movimento che si regge unicamente sull’incapacità della politica ‘tradizionale’ di rigenerarsi, di rinnovarsi, di selezionare la classe dirigente. I media interessati sanno bene che la rappresentazione di questa realtà, fatta prevalentemente di ignoranza, rischia di far apparire le ‘sortite’ e le beghe interne degli altri partiti come sagge politiche a favore del Paese. E dunque non conviene.

La riforma delle riforme, quella che depotenzierebbe il Movimento Cinque Stelle, sta nel dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione, facendo sì che i partiti tornino ad essere, o siano finalmente, ciò che i Padri costituenti vollero. Se ciò accadesse, perché gli italiani dovrebbero votare, fatte le dovute eccezioni, un agglomerato di trogloditi, avendo più di una alternativa fatta da soggetti politici credibili? 

3 novembre 2013

Se Ligresti fosse morta..

Pensate a ciò che i moralisti di questo Paese avrebbero detto se la Ligresti fosse morta in carcere e il Ministro della Giustizia, benché informata prima del rischio, non avesse mosso un dito. Gli stessi che ora accusano la Cancellieri di essere intervenuta impropriamente, le avrebbero imputato la responsabilità di quella morte. La avrebbero accusata di insensibilità e di disumanità. Non si dimetta, quindi, ma occorre chiedersi, fatte, ovviamente, le dovute distinzioni tra i due casi in questione, il perché di due pesi e due misure: se chiama Berlusconi, è reato e se chiama il ministro di un Governo diverso no? 

30 ottobre 2013

La 'incertezza del diritto' della sinistra italiana

C’è qualcosa di profondamente inquietante in ciò che è accaduto oggi al Senato. Al di là delle posizioni politiche e delle appartenenze partitiche, è innegabile che la Giunta per il regolamento abbia subordinato l’applicazione di una regola, chiarissima nella sua espressione letterale, e quindi non passibile di alcuna interpretazione, al perseguimento di un obiettivo politico. Uno strappo senza precedenti, consumato con l’incredibile avallo del Presidente del Senato, figura istituzionale che avrebbe dovuto garantire il rispetto della legge e dei principi sui quali poggia la nostra Costituzione.

 
Il principio della certezza del diritto è stato calpestato da quelli che, paradossalmente, pretendono di esserne i principali difensori. Alla fine, la storia è sempre la stessa: la sinistra predica bene e razzola male.


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permalink | inviato da sandrofeola il 30/10/2013 alle 20:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 ottobre 2013

Contro Barilla 'normofobia'

Le reazioni alle affermazioni di Guido Barilla? Sono frutto della normofobia: paura della normalità. Anzi, non paura: avversione, discriminazione, razzismo. Sì, è proprio così: un razzismo al contrario per cui chi esprime un’opinione non conforme al pensiero sinistroide è da mettere alla gogna. Dici di essere contro la nuova denominazione “genitore 1 - genitore 2”? Sei omofobo. Esprimi con pacatezza la tua opinione sul concetto di famiglia, dicendoti concorde con l’idea di famiglia che Madre natura ha voluto? Sei subito accusato di omofobia, nonostante tu abbia premesso di rispettare le idee altrui. Ecco, chi accusa Guido Barilla è normofobo, cioè razzista, intollerante, arrogante, prevaricante, prepotente e violento. E antidemocratico.




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19 febbraio 2012

Posto fisso? Un valore da adeguare ai tempi

Il posto fisso è sicuramente un valore ma è evidente che non possa essere più considerato un tabù. L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori necessita di una rivisitazione, non tanto perché così vuole il Governo ma perché negli ultimi anni le “fondamenta” del nostro mercato del lavoro sono state “scosse” e messe seriamente in discussione dalla crisi strutturale che ha colpito il nostro sistema economico e produttivo. Più i dati dei vari organismi internazionali confermano che siamo nel mezzo di una recessione, più il futuro delle nuove generazioni diventa fosco e maggiore è la sfiducia che si diffonde tra chi, vinto dall’inquietudine, sceglie di fare le valige e di cercare altrove delle prospettive migliori. E’ indubbio, infatti, che sono proprio i giovani a fare più fatica per entrare nel mondo del lavoro e che pagano il prezzo più elevato della crisi in atto.

Qualcuno, in particolare tra le organizzazioni sindacali, muove un’obiezione: non è paradossale invocare la tutela delle nuove generazioni mettendo in discussione le certezze che hanno da sempre accompagnato gli italiani lungo la loro storia lavorativa? Ed è proprio su questo punto che si consuma in questi giorni uno scontro durissimo tra due blocchi, entrambi trasversali, che per semplificare potremmo definire conservatore uno e moderatamente riformista l’altro. Il primo imperniato sulla tutela dello status quo, sulla difesa di garanzie che – sia chiaro - di per sé sono sacrosante ma che ormai non sono più conciliabili con le dinamiche che negli ultimi decenni hanno rivoluzionato il nostro apparato economico e produttivo; il secondo, invece, più consapevole dello scenario determinato dalla globalizzazione e dal processo di integrazione europea, e quindi più “rassegnato” a prenderne atto e ad agire di conseguenza. A nulla serve, infatti, far finta di non sapere che le nostre aziende sono chiamate ad operare in un contesto sempre più segnato dalla concorrenza che viene dai nostri stessi partner europei e dalle economie orientali particolarmente aggressive.

Il nostro Paese ha bisogno di riforme strutturali. Il Governo in carica si è incamminato lungo questo sentiero varando in pochi mesi i provvedimenti che ormai da anni sono attesi dagli italiani, in particolar modo dalle piccole e medie imprese e dai giovani che, non a caso, sono i più convinti sostenitori dell’Esecutivo. Tuttavia il Premier ha il dovere di ascoltare le ragioni di tutti, in particolar modo delle categorie sociali che sono interessate dai provvedimenti, pur nella certezza di dover procedere lungo la rotta indicata dalle istituzioni europee e dagli organismi internazionali, operando ogni sforzo per allineare il nostro Paese al passo delle più solide economie europee ed occidentali. Nel caso specifico dell’articolo 18, mi auguro che si riescano a conciliare le ragioni di tutti e che la liberalizzazione del mercato del lavoro possa essere sapientemente coniugata con una maggiore tutela di perde la propria occupazione. Auspico, infine, che tutti comprendano che occorre investire maggiormente in formazione, specializzazione, professionalità per consentire ai nostri giovani di essere competitivi e appetibili per chi, solo a queste condizioni, potrà offrire opportunità di impiego.

Una classe dirigente illuminata e realmente attenta al futuro del proprio Paese non può sottrarsi alle sfide poste dai tempi. Ognuno, dunque, faccia la propria parte con la consapevolezza che non sempre le scelte operate dalle istituzioni possono godere del consenso di tutti, ma forti della certezza di operare unicamente nell’interesse generale di tutti gli italiani.


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14 febbraio 2012

Olimpiadi 2020, capiranno i bambini?

Spesso i terapisti comportamentali lo raccomandano ai genitori che si trovano a dover affrontare il problema dei figli capricciosi: “occorre che acquisiate la capacità di dire no!" Ma non è semplice. Molto più agevole accontentare i bimbi pur di toglierseli dalle scatole e non sentire più le loro lagne.

E’ facile per un Governo dire no? L’Esecutivo Monti bada poco al gradimento degli italiani – comunque elevatissimo - , ha una missione da compiere e non ha alcuna intenzione di presentarsi alle prossime elezioni. Dunque, ha gioco facile nel dire sì quando è sì e no quando è no.

Nel caso delle Olimpiadi del 2020 occorreva dire un no secco. No a spese che con troppa facilità diventano faraoniche, si raddoppiano e spesso si triplicano; no a risorse - circa 5 miliardi - da impiegare per infrastrutture che spesso sono utilizzabili una tantum; no alla distrazione di somme che vanno destinate per il perseguimento di obiettivi davvero prioritari, data la complicata congiuntura economica.

Sì, quindi, a maggiori risorse per sostenere le liberalizzazioni nel mercato del lavoro, garantendo tutele sociali ai giovani che vedono allontanarsi il miraggio del posto fisso; sì a somme da destinare alle piccole e medie imprese; sì ad un maggiore sostegno delle aziende che faticano ad ottenere un credito.

Questa volta un “padre” responsabile ha saputo dire no a dei figli piuttosto incontentabili, pronti alla “rivolta” pur di avere ciò che desiderano. “Meglio non sganciare la cintura di sicurezza” - ha detto Monti -, “attraversiamo momenti difficili..”

Capiranno i bambini?


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13 febbraio 2012

La crisi (politica) del PD

Dopo Napoli e Milano ora Genova: il Partito Democratico è in crisi. Vista da una certa angolazione, è in crisi anche la prospettiva di un centrosinistra – un nuovo Ulivo nazionale – a guida PD. Proviamo a ragionare sui perché.

Il primo punto da considerare è quello relativo alla linea politica. In questi ultimi anni il partito ha progressivamente tradito lo spirito con il quale Veltroni il kennediano aveva unito cattolici democratici e sinistra post comunista. Il PD è tornato ad essere più o meno il PDS di un tempo, con l’aggravante di una deriva giustizialista che, recentemente, ha fatto ombra persino a Tonino Di Pietro. E’ evidente che il nuovo corso, prima di Franceschini e poi di Bersani, ha determinato una sostanziale sovrapposizione  con la Sinistra di Nichi Vendola e con l’IDV dell’ex pm di mani pulite. Due movimenti, questi, con una linea politica piuttosto netta coniugata con una guida accattivante, incisiva e capace di attrarre l’attenzione del popolo alternativo al centrodestra.

E qui viene in rilievo il secondo aspetto: la leadership. Fatta salva la competenza in materia economica, quella di Bersani è una guida debole, poco visibile e, data la linea politica,  per niente interessante per il popolo moderato. D’altronde, l’appiattimento del PD sulle posizione più estreme ha reso vana la speranza che Casini e il Terzo Polo volgano lo sguardo a sinistra, consentendo così il recupero di una parte di quel voto moderato che, in misura crescente, guarda a UDC-FLI e API e che con ogni probabilità sarà determinante per l’esito delle prossime elezioni.

Il PD non ha alternative: o torna allo spirito che animò Veltroni o rischia di diventare ininfluente in una coalizione di sinistra – centro a guida Vendola e Di Pietro.


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11 febbraio 2012

A proposito di spread e di Mario Monti

Lo spread si avvia a scendere sotto i 300 punti base. Passata la tempesta, archiviate come miopi le polemiche di chi si è affrettato ad esprimere un giudizio negativo sull’operato di Monti, è giunto il momento di porsi un interrogativo: perché il differenziale tra BTP e Bund ha superato quota 500 appena tre mesi fa? Era colpa di Berlusconi e della sua credibilità sul piano internazionale, come sostenevano con altrettanta approssimazione e tanta faziosità gli avversari dell’allora Premier?

Alla luce dei fatti, è evidente che così non è. Non era questo il motivo che induceva gli investitori ad allontanarsi dal nostro Paese. Anche Mario Monti lo ha detto chiaramente, e non certo per ricambiare il sostegno e la stima più volte manifestata dal Cavaliere nei confronti del suo governo e della sua persona ma semplicemente perché quest’uomo ha la possibilità di dire ciò che pensa senza curarsi di altro se non della verità. Se lo spread scende è per un motivo che potrebbe apparire persino banale: è il nostro Paese ad essere più credibile. E non perché all’estero preferiscono la faccia del Professore a quella del Cavaliere, ma semplicemente perché questo Governo sta varando le riforme di cui aveva bisogno il sistema Italia per riavere l’attenzione e i favori degli investitori internazionali.

Di questa attenzione beneficeranno i cittadini italiani? Ovviamente sì, ma non solo perché i titoli del debito troveranno compratori, ma soprattutto perché il sistema economico si sta progressivamente liberando da lacci e laccioli, ponendo fine ad anni di rendite di posizione e di evasione fiscale. Le resistenze non sono poche, nel nostro Paese, infatti, si sta consumando uno scontro tra riformisti e difensori dello status quo; tra chi vuole continuare a vivere di rendita e le nuove generazioni che tentano di entrare nel mondo del lavoro; tra chi vuole far pagare a chi non può sfuggire al fisco il prezzo del rilancio dell’economia e chi vuole tasse pagate da tutti e dunque più basse. Uno scontro tra chi non ha compreso i tempi e chi sa bene che potremo farcela solo se saremo più liberi e più competitivi.


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10 febbraio 2012

Foibe e disonestà intellettuale

Nella giornata del ricordo delle vittime delle Foibe, al di là delle commemorazioni e delle celebrazioni che si terranno nel Paese, tutti dovremmo chiederci perché una tragedia di tali dimensioni sia stata taciuta dagli storici per tanto tempo. Una gravissima mancanza che dimostra in maniera inequivocabile la disonestà intellettuale di chi per decenni ha anteposto la “tutela” di un’idea politica – quella comunista – alla verità storica dei fatti.

E dovremmo chiederci se non si tratta della stessa intollerabile disonestà intellettuale che imperversa in quelle università che avrebbero dovuto e dovrebbero difendere a spada tratta la verità ma che in nome di un fede politica hanno taciuto alla storia un scomoda realtà come quella delle Foibe, continuando anche oggi a modulare la verità a loro piacimento. Dovremmo chiederci se non si tratta della stessa disonestà intellettuale che imperversa in una parte della Magistratura inquirente e giudicante, che proprio alcuni giorni fa ha disposto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi accusato – pensate un po’ - di “concorso in rivelazione di segreto istruttorio”!! Proprio lui che è la vittima per eccellenza di una pratica ormai consolidata nelle innumerevoli procure che lo indagano, ma sulla quale mai - dico mai - nessuno è stato né perseguito né condannato.

Nella giornata del ricordo delle vittime delle Foibe riflettiamo anche sul valore dell’onestà intellettuale e sul fatto che, specie in ambienti di certa sinistra, è un valore poco praticato, probabilmente inesistente.

6 febbraio 2012

Lo scontro tra rendite di posizione e futuro (dei giovani)

Nel Paese é in atto uno scontro tra riformisti e difensori dello status quo; tra chi vuole continuare a vivere con rendite di posizione e le nuove generazioni che tentano di entrare nel mondo del lavoro; tra chi vuole far pagare a chi non può sfuggire al fisco il prezzo del rilancio dell'economia e chi vuole tasse pagate da tutti e dunque più basse. Uno scontro tra chi non ha compreso i tempi e chisa bene che potremo farcela solo se saremo più liberi e più competitivi. Vada avanti Professor Monti.


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25 giugno 2011

Matrimoni gay e diritto naturale..

Coloro che sostengono che sia giusto riconoscere il diritto a sposarsi a due persone dello stesso sesso partono dal presupposto che non esista un diritto naturale che sancisce che a contrarre matrimonio debbano essere unicamente due persone di sesso diverso. Ma allora, se va riconosciuto il diritto a due uomini o a due donne di sposarsi, va riconosciuto eventualmente anche il diritto a tre uomini, se lo chiedessero, di contrarre matrimonio, o a due donne e un uomo, o a tre uomini e due donne, o a quattro uomini e una donna. Infatti, se il diritto naturale non esiste, non esiste una norma non scritta che sancisce che a sposarsi debbano essere in due. E andrebbe riconosciuto anche il diritto di sposare un animale. Che so, due donne, un uomo e uno scimpanzé...




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13 giugno 2011

Il Popolo italiano

Strano davvero il Popolo italiano: oggi ha detto sì allo spreco dell'acqua, al monopolio nella sua distribuzione, all'uso clientelare ed affaristico degli enti acquedottistici ed al caro bolletta energetica. Ma si rispetti comunque la volontà del Popolo italiano che quando si accorgerà che gliel'hanno data a bere reagirà molto male. Sopratutto nelle urne..




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29 marzo 2011

Atei..?

Mi fanno sorridere quelli che in nome della 'razionalità' affermano solennemente di non credere in Dio. Non sanno, o fanno finta di non sapere, che per dirsi atei devono compiere un atto di fede. Proprio così, un atto di fede della stessa intensità di chi si dice credente.




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20 marzo 2011

La guerra che piace ai (falsi) pacifisti.

Non una manifestazione, non uno slogan, non un corteo, non una marcia. Niente di niente. La guerra in Libia non urta minimamente la particolarissima sensibilità dei cosiddetti pacifisti, sempre pronti a scendere in piazza e a sfasciare un po’ di vetrine dei Mac Donald’s non appena George Bush e la NATO prospettavano la remota possibilità di un intervento militare in una qualche parte del mondo.

Questa guerra, invece, piace alla sinistra. E piace ai cosiddetti pacifisti il cui silenzio di queste ore dimostra tutta la disonestà intellettuale di personaggi pronti ad avvolgersi nell’arcobaleno impresso in una bandiera che è l’emblema di un pensiero politico e non il vessillo della pace.

Beati gli operatori di pace, dunque, non questi pacifisti. Ipocriti, disonesti intellettualmente, vigliacchi, oggi ben nascosti chissà dove. Rossi non solo di vergogna.




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17 marzo 2011

Quando i giovani del Sud saranno uguali a quelli del Nord

No, non abbiamo nulla da festeggiare. Ma proprio nulla. Lo so, è la solita litania. Fa niente, giova ripeterla: i nostri giovani sono costretti ad emigrare, le nostre aziende arrancano per la mancanza di infrastrutture adeguate, i nostri imprenditori non sono nelle condizioni per poter investire e per poter offrire occupazione.

Ancora? Certo. Abbiamo assistito in questi ultimi anni al saccheggio dei fondi FAS, ben agevolato – ahinoi – da classi dirigenti locali che hanno dimostrato di essere inadeguate a gestire la cosa pubblica e a spendere le risorse a disposizione. E allora i partiti che ambiscono a risolvere la questione meridionale facciano la loro parte, fino in fondo. Perché l’unità d’Italia esiste solo sulla carta, nei fatti non c’è; il Sud non c’è.

Quando avremo ottenuto il riscatto del Popolo meridionale, quando la nostra economia sarà sullo stesso livello di quella settentrionale, solo allora potremo festeggiare. Quando i nostri giovani saranno uguali a quelli del nord potremo anche brindare.




permalink | inviato da sandrofeola il 17/3/2011 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 marzo 2011

Non fermiamo il nucleare, liberiamo le falde del Vesuvio..

Noi italiani siamo davvero un popolo singolare. Avviamo campagne contro il nucleare, ma ogni santo giorno ci mettiamo in macchina, guidiamo in lungo e in largo nonostante si consumi quotidianamente una strage dalle proporzioni sconvolgenti: 9000 gli italiani morti ogni anno per via degli incidenti stradali. Negli Stati Uniti i morti sono 50mila all’anno; in tutto il mondo, un milione e duecentomila. Cifre spaventose, da guerra mondiale. Che facciamo allora? Avviamo una campagna contro le automoboli? Assurdo.

 

Ma allora, qualcuno mi spiega perché dovremmo fermare il nucleare solo perché un evento del tutto straordinario ha provocato una serie di incidenti in Giappone? L'energia nucleare è la meno rischiosa per gli uomini, sia in termini assoluti come numero di morti*,sia in rapporto alla quantità di energia prodotta e necessaria al sempre più esigente popolo italiano. Un popolo solerte nel lamentarsi del costo della benzina e dell’energia elettrica ma mai pronto ad assumersi delle responsabilità e a correre qualche rischio. Salvo, però, consentire a centinaia di migliaia di persone di costruire e di abitare sulle falde del Vesuvio, un vulcano attivo che prima o poi erutterà nuovamente. Altro che rischio nucleare.. 

 

*Vedi "Comparing Nuclear Accident Risks with Those from Other Energy Sources", documento, realizzato in base ai dati del centro di ricerca svizzero Paul Scherrer Institut, pubblicato della Nuclear Energy Agency (NEA) - agenzia nucleare dell'OCSE (Organizzazione economica dei Paesi industrializzati).




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11 gennaio 2011

Persecuzione giudiziaria o Paese civile?

Tutti appesi alla Consulta. Dalla decisione della Corte Costituzionale dipende la tenuta del Governo? Francamente non credo. Comunque vada, un fatto è incontrovertibile: prima di diventare premier, Silvio Berlusconi non aveva mai ricevuto un solo avviso di garanzia. Dopo la sua discesa in campo 109 processi, 2500 udienze, 530 perquisizioni. E tutto questo senza contare le ultime“iniziative” dei PM.


Una strana coincidenza? O una vera e propria persecuzione finalizzata a colpire un avversario politico? E’ un Paese civile quello che usa la magistratura per conseguire obiettivi politici? Lo scudo per le alte cariche dello Stato è una necessità. C’è in Francia e c’è in altri paesi europei, è un’esigenza per l’Italia. Sempre che lo si voglia far diventare, finalmente, un Paese civile. 




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9 gennaio 2011

Riapro il blog

E’ vero. Non posso negare di essere tra quei blogger che si son fatti “sedurre” da Facebook tradendo quello spazio generosamente offerto dalla rete che ha consentito a tanti di esprimersi liberamente. Non era certamente il più cliccato d’Italia, ma questo mio sito aveva un discreto seguito, lettori affezionati specie tra gli amici più cari e aveva ottenuto persino qualche recensione qua e là. Mi proposi, tempo fa, di scrivere almeno un post al giorno e, in un certo periodo, c’ero anche riuscito. Ora, a distanza di tanti mesi, mi ripropongo di scrivere con una certa assiduità. Non solo perché voglio continuare ad interagire con le persone a me più care, ma soprattutto perché mi sono stancato di scrivere solo comunicati stampa e discorsi che solo altri leggeranno…




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24 agosto 2010

Famiglia Cristiana, Berlusconi e l'unità dei cattolici

Credo sia utile ricordare a Famiglia Cristiana, intenta ad accusare il Cavaliere di aver diviso i cattolici, che correva l’anno 1994 quando Berlusconi, prima di decidere di scendere in campo, si rivolse a Martinazzoli, allora segretario nazionale del PPI, per sottolineargli la necessità di aggregare tutte le forze politiche alternative alla sinistra in vista del voto. Il Cavaliere aveva capito, infatti, che la nuova legge elettorale maggioritaria imponeva alle forze moderate di aggregarsi e che, in mancanza, la sinistra avrebbe avuto la strada spianata per Palazzo Chigi. Martinazzoli, che evidentemente non aveva capito un emerito fico secco, gli rispose offrendogli un seggio al Senato.

Famiglia Cristiana se la prenda con Martinazzoli, Bindi e compagnia se i cattolici di questo Paese non hanno avuto, nonostante la fine del Comunismo, un’altra opportunità per continuare, uniti, a guidare il Paese. Berlusconi ci aveva provato a svegliare chi, evidentemente, o era assopito in un sonno profondo o era vittima del pregiudizio, della testardaggine e della faziosità.

 




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20 agosto 2010

A Silvio non c'è alternativa..

Si agitano, si stracciano le vesti, puntano il dito,accusano, inveiscono, si arrabbiano, si ostinano e nessuno di questi sipreoccupa di indicare un percorso diverso, un progetto per il Paese. Il Popoloitaliano lo sa, lo vede e ne trae le conseguenze: a Berlusconi non c'èalternativa.




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12 luglio 2010

Assolto il Tenente Canale, sui giornali non un solo rigo.

La stampa italiana, che qualche giorno fa ha scioperato per la "legge bavaglio", non ha riportato la notizia della definitiva assoluzione del Tenente Canale, inquisito per ben 15 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Si vergognino certi giornalisti: faziosi e disonesti intellettualmente.

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1164136




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5 luglio 2010

Sordo e cieco, morto di fame... o "ucciso" perché inutile?

Lei, madre, muore di infarto; lui, figlio sordo e cieco, muore di fame a distanza di poche settimane. E’ successo alcune settimane fa in Puglia. E sapete perché? Non c’era nessuno che potesse preparare qualcosa da mangiare a Cosimo – così si chiamava. 

Possibile? Sì, possibile. Nessuno. Una notizia che dovrebbe farci rabbrividire, normale chiedersi: possibile? Ma come è potuto accadere? E invece proprio così: morto di fame. 

Ma a pensarci bene, di cosa dovremmo meravigliarci? A cosa ci siamo ridotti noi occidentali che spesso ci vantiamodi appartenere ad una “civiltà evoluta, democratica e moderna”?

Vogliamo guardare brutalmente in faccia alla realtà? E allora diciamocelo che nella nostra società non c’è più spazio pergli uomini deboli. Che la debolezza non è più contemplata e, spesso, neanche tollerata perché ai nostri occhi è diventata “fastidiosa”; che gli uomini che soffrono turbano la nostra squallida ma comoda ordinarietà e che preferiamo per questo specchiarci solo nei modelli che la tv spazzatura ci propina ogni santo giorno facendoci credere stupidamente che la vita sia quella dei ragazzi, tutti belli e spensierati, delle pubblicità. E non è forse vero che la follia di questa nostra secolarizzazione ci sta conducendo ad emarginare ogni uomo piegato dal dolore, immaginando scioccamente che ne saremo sempre immuni? Non è forse vero che anche la semplicità d’animo non è più tollerata, che la mitezza è motivo di scherno, che l’umiltà è scambiata per dabbenaggine?

Chi ha ucciso Cosimo? La nostra indifferenza. E’ retorica? No, è proprio così. L’indifferenza di chi oggi insegue il benessere a costo di sacrificare persino il tempo da dedicare ai propri figli; l’indifferenza di chi è disposto a scaricare i genitori anziani in qualche ospizio o, nella migliore delle ipotesi, in qualche istituto dove le tanto vituperate suore se ne fanno carico; l’indifferenza di chi fa finta di non vedere il nulla di ragazzi ai quali gli stessi genitori hanno insegnato che nella vita conta avere e non essere; l’indifferenza di chi fa finta di non vedere il nulla che molti giovani si portano dentro, il vuoto delle loro vite fatte solo di shopping, di cellulari e di grande fratello. 

Perché meravigliarsi, dunque, se Cosimo è morto di fame? Qualcuno si affretterà a dire che lo ha ucciso la società; falso: lo abbiamo ucciso noi, tutti noi. E non è solo un modo di dire..




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10 giugno 2010

Se l'Assessore alla cultura è Gennaro Romei..

Rischio di dire una banalità se dico che Gennaro Romei porterà una ventata di freschezza nella gestione dell’assessorato alla cultura? Rischio di essere retorico se metto in evidenza il brio, l’entusiasmo e l'intelligenza di un giovane amministratore che ha sempre avuto il coraggio di esternare le sue convinzioni e le sue idee, di guardare in alto senza mai dimenticare di doversi “giocare” la sua passione per la politica in un contesto difficile, ostile, cinico, dove abbondano le sgomitate, le maldicenze e le cattiverie? Rischio di apparire smodatamente enfatico se dico che Gennaro Romei è davvero come il mare, "sereno nel profondo e increspato in superficie”, così come recita la citazione di Kant riportata sul suo profilo Facebook? Chissà, forse rischio davvero, ma in tutta franchezza mi interessa poco: la nomina di Romei costituisce, da 10 anni a questa parte, l’unica vera novità della politica cittadina e, considerata la sostanziale regressione nella vita amministrativa irpina, anche di quella provinciale.

Checché ne dicano i suoi pochi detrattori, Romei ha l’esperienza e le competenze necessarie a far fronte all'incarico affidatogli da Galasso e saprà fare meglio e molto di più dei tanti professoroni che lo hanno improduttivamente preceduto. Senz'altro Romei saprà catturare l’attenzione di tanti giovani illusi e delusi da una politica autoreferenziale fatta da personaggi capaci di prendersi tanto sul serio da proporre unicamente il culto di se stessi e del tutto incapaci di stabilire un dialogo o un contatto con chi, con grande semplicità, si aspetta solo delle risposte e di poter vivere in una città degna di questo Paese.

E se è vero, come è vero, che Romei è già riuscito a catturare l’attenzione di giovani ricercatori universitari che, con curricula da 40 pagine, hanno ricevuto finora tante prese in giro e una bella porta in faccia da altri assessorati alla cultura, anche di altri livelli istituzionali, allora non corro alcun rischio se dico di essere certo che il neo assessore alla cultura lascerà finalmente il segno.

Il suo particolarissimo e briosissimo segno.




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1 giugno 2010

Pacifisti? Con spranghe e coltelli..

Pacifisti? Armati di spranghe, coltellie sarebbero pacifisti? E poi armi da fuoco di ogni genere ben nascoste tra gli"aiuti umanitari"... Per non dire delle decine di terroristi ben camuffati tra i sedicenti "operatori di pace".

Solidarietà ai militari israeliani vittime di una violenta aggressione di chi, con coltelli alla mano, voleva nascondere bombe e armi da fuoco.




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24 aprile 2010

A proposito della comunione di Berlusconi

Occorrerebbe informarsi prima discrivere certe sciocchezze sulla comunione del Cavaliere. Ci sono, infatti,tanti divorziati che si accostano all’Eucaristia con il consenso del proprioParroco e della Chiesa Cattolica. E’ il caso delle persone che hanno subìto ildivorzio. Il Direttorio pastorale della Cei ha confermato e ribadito nel 1993quanto stabilito nella “Pastorale dei divorziati risposati e di chi vive insituazioni matrimoniali o difficili” del 1979:

“Potremmo distinguere, nella misurain cui è possibile, un duplice caso: quello del coniuge che ha subìto ildivorzio e quello del coniuge che ha chiesto e ottenuto il divorzio, senza peròpassare a nuove nozze civili. Il coniuge che vuol rimanere fedele a Cristo e alsuo Vangelo deve opporsi alla richiesta di divorzio: solo per gravissimi motivipuò adattarsi a subirlo [...] Il divorziato che ha subìto il divorzio, semantiene la fedeltà coniugale, se è impegnato nell’educazione dei figli, seadempie alle diverse responsabilità della vita cristiana merita piena stima edeve poter contare sulla sincera solidarietà dei fratelli di fede. Il fattoche, rimasto forzatamente solo, non si lascia coinvolgere in un nuovomatrimonio civile, può diventare una preziosa testimonianza dell’amoreassolutamente fedele di Dio donato dalla grazia del sacramento del matrimonio:la sua vita serena e forte può sostenere ed aiutare i fratelli di fede tentatidi venir meno all’inviolabilità del legame matrimoniale. Non ci sono problemiparticolari per l’ammissione ai sacramenti: l’aver semplicemente subito ildivorzio non costituisce colpa, significa piuttosto aver ricevuto una violenzae un’umiliazione, che rendono più necessaria, da parte della Chiesa, latestimonianza del suo amore e aiuto verso questi figli” (46-47).

Qualcuno potrebbe, senza comprendereche si tratta di fatti privati e personali, avventurarsi in "analisi"sulle cause del primo divorzio del Cavaliere e muovere una serie di stucchevolirilievi sulla sua vita privata. In tal caso basterebbe aggiungere le parole diCristo che diceva: "chi giudica sarà giudicato.."




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23 aprile 2010

PDL? Un vero 'partito democratico'

Il PDL è un vero 'partito democratico'. Glielettori del PD hanno finalmente trovato in Fini il punto di riferimento tantocercato. 




permalink | inviato da sandrofeola il 23/4/2010 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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